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Shannon Wright torna con il suo nuovo disco "Secret Blood", sempre fedele ai suoi principi e al suo pubblico, un anno dopo la pubblicazione di "Honeybee Girls".
In dieci anni, questa timida americana è diventata l'uguale delle più grandi cantautrici nel cuore del pubblico rock indipendente e una referenza per stampa specializzata, che non esita a paragonarla a PJ Harvey o Björk. La sua personalità introversa, il suo rifiuto delle sirene della moda, la sua integrità l'hanno sempre portata a fuggire i stereotipi. Bisogna osservare la sua progressione esemplare da "Flight Safety" il suo primo disco pubblicato nel 1999. C'è una costanza del discorso e un'esplorazione rifletta di nuovi territori che rendono la sua discografia omogenea e evolutiva, caratteristiche di un'artista che ha deciso di iscriversi nel tempo.
Dopo i quattro primi dischi che esplorano ognuno al suo modo la rabbia e l'angoscia, Shannon Wright decide di lasciare le sue utopie insoddisfatte e di concentrarsi sul mondo reale, portando questa luce che pretende lasciare filtrare sul ben nominato "Let in The Light", sul quale suona il pianoforte, in modo lirico. Non ha niente da invidiare a quello di Yann Tiersen, il suo amico e complice con il quale ha registrato un disco finemente condiviso.
Nel 2009 "Honeybee Girls" ci fa scoprire una produttrice che affronta i suoi tabù: acustica vs. elettronica. Pianoforte, organo, chitarre e violoncelli sono gonfiati da un soffio inedito, accompagnati da sonorità che danno l'impressione nuova di spazio e di freschezza. Incoraggiata dai feedback positivi e dal piacere che ha avuto sul palco, si decide subito a registrare "Secret Blood" con I suoi fedeli collaboratori, Andy Baker (basso, mix) e Brant Rackley (batteria).
Il titolo viene da uno dei più bei brani del disco "Merciful secret blood of a noble man". Non è solo la sua voce più sicura, il suono dell'organo, la discrezione della ritmica, che danno questa sensazione di calore. Tutto il disco è irradiato dalla generosità di Shannon che ci prende la mano e ci fa vedere il suo paese per non perderci in questo mondo in piena desolazione.
"Secret Blood" si apre in modo promettente e evidenzia le rovine delle nostre certezze, per liberarci dei nostri pregiudizi. La libertà è la parola che riassume al meglio la carriera di Shannon Wright. Questo 9e disco ne è la prova, alternando brani folk, rumori noise, chitarre radicali e interludi cinematici.
La presenza di un disco di Black Flag sulla copertina non è dovuto per niente all'azzardo. Shannon Wright ha sempre rivendicato questa filiazione a un rock esigente e senza compromessi, sopratutto nel sound, molto preciso e a volte rugoso. Ma anche nelle canzoni: "Fractured" ci fa riscoprire il sound hardcore di Washington, "Commner's Saint" con le sue esplosioni di chitarre o l'ipnotico "Violent Colors". Ma Shannon Wright è anche una persona molto sensibile: il dolce "Dim Reader" o la sonnambulica "Satellites". Altri segni della vitalità di Shannon Wright sono percettibili su tutto il disco mentre la sottilità degli arrangiamenti di "Under The Luminaries" sono rappresentativi della maestria di un'artista complessa e intera nello stesso tempo.